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“Inquinamento Ilva attuale ed in corso”, nell’ordinanza la risposta a Clini

TARANTO – L’ordinanza con cui il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro preventivo dell’area a caldo dell’Ilva è come un grande mosaico in cui, poco alla volta, tanti tasselli apparentemente disordinati trovano una collocazione. Vi ricordate la conferenza stampa indetta da Bonelli, Matacchiera e Marescotti il 2 maggio scorso, alla vigilia delle elezioni amministrative? In quella occasione vennero posti alcuni interrogativi: cosa accade nella zona dell’impianto di agglomerazione del siderurgico tarantino? Cosa contengono le polveri che si sollevano da enormi sacchi bianchi? C’è il rispetto delle norme di sicurezza?

Domande che venivano poste proiettando le immagini di un servizio trasmesso lo scorso 9 marzo dal programma Tv7 (Rai Uno). A quanto pare il video sarebbe stato girato nell’impianto di agglomerazione, quello che ospita il camino E-312, tristemente famoso per le emissioni di diossina. In più fotogrammi si notavano sacchi bianchi dal quale fuoriuscivano polveri e una pala meccanica che raccoglieva il materiale per scaricarlo su un camion scoperto. Ma cosa c’era in quei sacchi? Si trattava forse di diossina? Per tale motivo i protagonisti della conferenza stampa avevano deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica. «Se i nostri sospetti relativi al filmato venissero confermati – aveva sostenuto Marescotti – avremmo la prova visiva che nell’area elettrofiltri si verificano emissioni diffuse e fuggitive, pericolose sia per chi lavora nello stabilimento che per l’ambiente circostante, anche a distanza di chilometri. Le uniche emissioni consentite, infatti, sono quelle convogliate dai camini». A distanza di qualche mese, si viene a sapere che quella denuncia è citata nell’ordinanza di sequestro degli impianti dell’area a caldo.

Scrive, infatti, la Todisco: “La dissennata e criminale gestione delle polveri degli elettrofiltri appare in tutta la sua gravità da un video allegato ad un esposto firmato [dall’on. Angelo Bonelli e dai professori Fabio Matacchiera e Alessandro Marescotti] nel quale è riportato un servizio filmato della RAI (TV7 – I FIGLI DELL’ILVA) mandato in onda il 9.03.2012, in cui è evidentissima la dispersione incontrollata di polveri che fuoriescono dai Big-Bag durante la loro movimentazione. Il video appare più eloquente di qualsiasi commento e lascia sconcertati ove si ponga mente alla circostanza che è proprio il contenuto di diossina di quelle polveri che è stato ritrovato nei terreni e negli animali di cui abbiamo detto».

Aggiunge il gip: «Come rilevato dai consulenti del P.M. il recupero delle polveri degli elettrofiltri avviene attraverso l’insaccamento nei big-bag (seppure in modo inadeguato come dimostrato dal NOE) solamente dal 2007. Il sistema adottato sino al 2007 era assolutamente scellerato essendo consistito nel semplice passaggio di una carriola che riceveva a cielo aperto la caduta delle polveri che poi, sempre a cielo aperto, erano trasportate nei luoghi di stoccaggio».

Il gip afferma che “le emissioni convogliate ai camini soffrono della mancanza di controlli in continuo che per i punti emissivi che convogliano anche le lavorazioni che riguardano rifiuti, risulta essere obbligatoria, ciò quindi in violazione delle disposizioni di legge”. E prosegue: “Le emissioni convogliate appaiono chiaramente non in linea con quelle che possono essere attraverso l’adozione delle BAT soprattutto in ordine all’adozione di filtri a tessuto in luogo di quelli esistenti in ILVA.  In ultimo assolutamente sconcertante appare la problematica delle emissioni diffuse-fuggitive a bassa quota che insieme a quella di cui sopra (emissioni convogliate) hanno determinato un disastro ambientale che riguarda non solo le aree urbane immediatamente prospicienti l’impianto, ma anche i terreni circostanti lo stabilimento, nonché le aree agricole situate a diversi chilometri dallo stesso”.

C’è poi un passaggio che potrebbe essere recapitato al ministro dell’Ambiente Clini, alla luce delle sue ultime dichiarazioni che attribuiscono solo al passato (remoto) i guai prodotti dallo stabilimento. “Peraltro – si legge nell’ordinanza – appare assolutamente errato ricondurre tale disastro ad una gestione passata risalente a prima del 1995 (anno in cui è subentrato il gruppo Riva) atteso che i campionamenti condotti dai vari enti e soggetti interessati (ARPA – Consulenti del P.M. – Periti del giudice) hanno chiarito in modo inequivocabile come l’inquinamento derivante dallo stabilimento ILVA è assolutamente attuale ed in corso”.

Alessandra Congedo

 

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