Ma ancora prima che la città, l’azione della magistratura ha liberato dalle catene del ricatto occupazionale e del silenzio, proprio loro, gli operai. I primi a respirare veleni, i primi ad ammalarsi, i primi a sapere, vedere e vivere, da sempre, i drammi del mostro d’acciaio. E sono proprio loro, adesso, a voler diventare protagonisti, bypassando quei sindacati che per decenni hanno coperto l’azienda, attraverso accordi capestro e sostenendo come, grazie al paventato investimento di oltre un miliardo di euro, l’Ilva fosse diventata un’azienda modello a livello europeo. Ma adesso che il vento della storia di Taranto ha iniziato a soffiare in senso contrario, “vogliamo far sentire la nostra voce: perché in quella fabbrica ci hanno tolto l’intelligenza, la libertà di pensiero e azione – afferma uno dei portavoce, operaio Ilva, Cataldo Ranieri -. Ma ora basta. Non possiamo più restare inermi: in ballo c’è il futuro e la salute dei nostri figli. Che non siamo disposti a barattare per nulla al mondo”.
Sì, perché il vero salto di qualità sta proprio nello slogan di fondo del comitato: “è necessario superare il conflitto ambiente/lavoro, che fino ad oggi ha visto gli operai contrapposti ai cittadini. Il comitato nasce con questi obiettivi: tutela della salute e dell’ambiente, coniugata al reddito di cittadinanza e alla piena occupazione. Da oggi il pensiero unico sul quale ragionare sarà prima tutela dell’ambiente e della salute, e poi tutela del lavoro”. Esattamente l’opposto, quindi, di quanto sostenuto da politica, sindacati e parte dell’arco ambientalista, che prosegue imperterrito sulla strada dell’eco-compatibilità, dove salute e lavoro “devono” andare di pari passo.
E’ chiara dunque la rottura col passato. “Siamo stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute. Imputiamo all’intera classe politica di essere stata complice del disastro ambientale e sociale che da 50 anni costringe Taranto a dover svendere diritti in cambio del salario. Siamo stanchi di sindacalisti che invece di difendere i nostri diritti salvaguardano i profitti dell’azienda”. Dunque, siamo al punto di non ritorno. E domani “saremo in piazza non per contestare la decisione della magistratura, né per difendere gli interessi della proprietà e le posizioni dei sindacati, ma per reclamare il rispetto di diritti fondamentali fino ad oggi calpestati – conclude Ranieri”.
Un’altra Taranto è davvero possibile. Perché questi operai, cittadini e studenti incarnano la voglia di immaginare e costruire insieme un’altra idea di città, che abbandoni le logiche del profitto e sposi la crescita di un’economia che non preveda più ricatti, ma solo diritti. Perché il bene comune da difendere, adesso, è il futuro. Fino all’ultimo respiro.
Gianmario Leone (Il Manifesto del 2 agosto 2012)
httpv://www.youtube.com/watch?v=Pz2G-W-e8g8
(Video gentilmente fornito dal collega Gianluca Coviello)
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