Taranto, Bonelli: “Dal vertice di oggi nessuna risposta a emergenza sanitaria”

“A Taranto è caduta una quantità di diossina tre volte superiore a quella di Seveso, sono stati abbattuti migliaia di capi di bestiame, dove non si possono coltivare i terreni entro un raggio di 20 chilometri dall’area industriale, dove la mitilicoltura e la maricultura, attività storiche dell’area sono state fortemente danneggiati, dove la diossina è entrata nel latte materno e piombo e cadmio nelle urine, in una città dove l’inquinamento pesa 210 chilogrammi per ogni cittadino, in una città dove come recita l’indagine epidemiologica della Procura l’inquinamento – prosegue il leader ecologista -. Perché le migliaia di persone che hanno perso il lavoro a causa dell’inquinamento nell’agricoltura, nell’allevamento, nella mitilicoltura e maricoltura (che non hanno diritto alla cassa integrazione) non sono degni delle attenzioni del governo? Non si possono cominciare le bonifiche se prima non si chiude il rubinetto dell’inquinamento. Il futuro di Taranto sta nella conversione industriale così come è stata realizzata a Pittsburgh, Bilbao – conclude Bonelli -. E’ sconcertante però constatare che nessuno abbia presentato il conto all’Ilva e che il principio che chi inquina paga rimanga lettera morta nonostante la società del gruppo Riva abbia ricavato miliardi e miliardi di euro di profitti, da questa attività altamente inquinante”.
Comunicato stampa di Angelo Bonelli (Verdi)