TARANTO – Sono le 20 di lunedì 2 luglio. Taranto è avvolta in una cappa di calore. Un’eco-sentinella di nostra fiducia è all’esterno dell’area Ghisa dell’impianto di agglomerazione dello stabilimento Ilva di Taranto, dove avviene la specifica attività di sinterizzazione (impianto di primaria ed essenziale importanza per il siderurgico). In pratica, siamo sotto il maestoso camino E312 che si libra nell’aria in tutta la sua grandezza e altezza. E’ una struttura che incute oggettivamente timore.
Ed è forse la rappresentazione “migliore” dell’era industriale novecentesca e del suo folle innamoramento per il capitalismo. Come si evince chiaramente dall’immagine, dal camino non esce praticamente nulla. Una situazione che negli ultimi mesi si è ripetuta spesso, specie sino a quando è ben presente la luce del giorno. Di notte, invece, la situazione cambia, ma non certamente come negli ultimi anni.
Eppure, come ben sapete, abbiamo sempre contestato la validità scientifica di quei dati, basati su un impianto a ciclo continuo h24 che lavora 365 giorni l’anno. Perché il problema dell’inquinamento, come abbiamo sempre saputo, non è solo in quel camino. Anzi. Per capirlo, basta ritornare alla relazione tecnica dei periti chimici nominati dalla Procura di Taranto nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva. Perché la verità è che le parole, da sole, non bastano quasi mai a spiegare la realtà. Le immagini, invece, hanno il potere di fermare il tempo e lo spazio. E soprattutto di esprimere pensieri senza l’ausilio delle parole. Ed è quello che abbiamo deciso di fare oggi. Anche perché non è possibile pubblicare i video registrati sempre quella sera, presso l’area su citata.
Nelle foto che pubblichiamo oggi, potete guardare con i vostri occhi quello che i periti hanno scritto nella loro relazione. Ovvero una fuoriuscita continua di inquinanti dagli elettrofiltri posti alla base dell’area di agglomerazione prodotti dall’attività di sinterizzazione dell’Ilva. Che si disperdono non solo nell’area circostante: perché da lì iniziano un viaggio che nessuno è in grado di dire dove andrà a finire. Sono quelle che vedete nella foto le famose emissioni diffuse e fuggitive che a Taranto costituiscono la vera criticità dell’impianto di agglomerazione. D’altronde lo confermarono anche i periti quello che avviene ogni giorno nell’Ilva: “numerose e varie sono le emissioni non convogliate incontrollate che si originano dai diversi impianti dello stabilimento Ilva nella sua attività produttiva”.
Immagini che dimostrano ancora una volta come l’Ilva sia lontana anni luce non solo da un’idealistica e impossibile eco-compatibilità, ma “semplicemente” da un serio e rigoroso controllo giornaliero soprattutto nelle aree più critiche. Dalle quali si sprigionano inquinanti che hanno avvelenato per decenni i nostri terreni, la nostra aria, i nostri polmoni, i nostri animali. Come hanno confermato i periti epidemiologi nella loro relazione: “L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”.
Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 5 luglio 2012)
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