Accade che la valutazione viene estrapolata nella maniera che segue: nella provincia di Taranto abbiamo circa 3mila nuovi tumori all’anno e da come dicono anche i periti impegnati nella maxi – inchiesta condotta a Taranto dal GIP Todisco, e che riguarda i reati di disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, che vedono come indagati i massimi dirigenti ILVA, per cui si stima che ci sia una maggiore incidenza di tumori considerato in un aumento del 30% rispetto ad altri centri italiani io stimo che calcolando una variabile dal 10 al 30% di una maggiore incidenza di tumori dobbiamo giudicare all’incirca un costo approssimativo di questi tumori in eccesso di circa 50 mila euro all’anno per le cure del 1° anno e circa 20 mila euro all’anno negli gli anni successivi, includendo ovviamente: gli atti diagnostici, gli esami, le valutazioni cliniche eventuali interventi chirurgici, eventuali terapie citostatiche, eventuali radioterapie o quant’altro o complicanze ulteriori.
Stando a questi costi che sono sicuramente minimali se noi ipotizziamo una maggiore incidenza del 10% ci viene che noi ogni anno abbiamo circa 300 tumori e stando ai costi come descritti finora viene per cui il costo minimo stimato è di circa 15 milioni di euro a cui vanno aggiunti i costi degli anni successivi e considerando una media di sopravvivenza di circa 4 anni per ciascun tumore arriviamo ad un costo di circa 21 milioni di euro all’anno se i tumori sono in incremento a Taranto del 10%, e di 63 milioni di euro all’anno se invece questo incremento è dell’ordine del 30%. Non si esaurisce qui il problema perché ai predetti costi crudi della malattia dobbiamo aggiungere: i costi di perdita del lavoro e quindi il danno economico che questa persona ha subito, e quindi che la società anche subisce, per effetto della malattia, i costi maggiorati degli investimenti in strutture ospedaliere per far fronte alla maggiore quantità di pazienti che gravitano sul territorio, i costi di parenti ed eventuali accompagnatori di questi pazienti che tra sostegno al paziente in terapia e/o nella mobilità passiva affrontano un danno anche economico.
Inoltre, i costi diretti sulla salute non possono essere misurati solo in merito all’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento che si manifesta con i soli tumori perché ci sono tate altre malattie che hanno correlazione con l’ambiente in cui si vive e sono malattie che hanno a che fare con l’apparato respiratorio, l’apparato cardiocircolatorio, l’apparato nervoso e le tutta la varietà di disimmunopatie nonché alterazioni di tipo allergotossico. In tutto ciò si instaura il problema di danno cronico ambientale per il quale si perde la presenza e l’eterogeneità di economie diverse e non inquinanti sul territorio: l’agroalimentare, la zootecnia, la mitilicoltura, l’itticoltura etc etc. ecco perché credo che i danni economici indotti dall’inquinamento ambientale siano molto ma molto superiori rispetto a quelli resi manifesti dal prof Assennato. Egli si riferisce alla specificamente alla questione salute ma anche restando in quel parametro si assiste a costi nettamente superiori, ecco perché ribadisco di divulgare, in ordine agli insediamenti inquinanti sul territorio, come stanno realmente le cose.
Dr. Patrizio Mazza – Consigliere Regionale Gruppo IDV Puglia
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