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“Se la speranza ha un nome si chiama Patrizia Todisco” – I tarantini chiedono giustizia

TARANTO – «Dopo Casale Monferrato anche Taranto vuole giustizia. Adesso tocca a Riva».  Sono alcuni dei messaggi presenti nei cartelli appesi in via Marche. La recente sentenza di condanna del processo Eternit ha avuto un effetto corroborante sui cittadini che presidiano il Tribunale mentre è in corso l’udienza sull’inquinamento Ilva. «Se la speranza ha un nome – si legge a pochi centimetri di distanza – si chiama Patrizia Todisco». E’ questo, infatti, il nome del gip che sta conducendo la maxinchiesta. «Lei come Raffaele Guariniello», dicono in tanti riferendosi al procuratore aggiunto di Torino. «Il diritto, però,  non può essere affidato alla buona fede di questo o di quel giudice – commenta Ernesto Palatrasio, rappresentante dello Slai Cobas – la sentenza Eternit è storica perché le responsabilità vengono individuate nei titolari dell’azienda sia per quanto riguarda la conoscenza del pericolo che per l’inosservanza delle norme di sicurezza. In questo, i casi di Taranto e Torino si somigliano. Nessuno può dire che la proprietà Ilva non abbia coscienza di quello che produce in termini di inquinamento».

Inevitabile trovare tra la folla che presidia il Palazzo di Giustizia anche Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, e Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina Taranto, tra i primi a denunciare gli effetti dei veleni su animali e persone. «Oggi sto rivivendo le stesse emozioni che ho provato durante le grandi manifestazioni di Bambini contro l’inquinamento e AltaMarea, sento che la città è con noi  – confida Marescotti, sorpreso dalla buona partecipazione di cittadini – quella di oggi è una nuova tappa di un percorso partito dalle strade e da piazza Garibaldi per poi arrivare nelle aule giudiziarie. In questo Palazzo ci sono entrato nel febbraio del 2008 per presentare un esposto che attestava la presenza di diossina in un pezzo di formaggio, ma non potevo prevedere questi sviluppi. Ora sono fiducioso: la perizia messa a punto dagli esperti incaricati dalla Procura è molto chiara».

Sulla stessa lunghezza d’onda Fabio Matacchiera: «Quella di oggi non è una manifestazione – precisa – è una presenza di cittadini liberi che, senza recare alcun disturbo a chi lavora in Tribunale, vogliono dimostrare la loro solidarietà al gip Todisco. Con i suoi periti è riuscita a raccogliere delle prove che potrebbero rivelarsi schiaccianti sulla correlazione tra fonti emissive e inquinamento. Importante sarà anche lo studio relativo alla corrispondenza tra le matrici delle diossine rinvenute nei capi di bestiame abbattuti e quelle emesse dall’Ilva, senza dimenticare gli sviluppi relativi alle problematiche di carattere sanitario».

Poi un cenno agli ultimi passi compiuti dal siderurgico in merito alla campagna contro il fumo delle sigarette tra i suoi operai e le barriere per il contenimento delle polveri pesanti provenienti dai parchi minerali: «Sono azioni volte a distrarre l’attenzione da argomenti più importanti – sottolinea Matacchiera – i veri problemi dell’Ilva sono le polveri sottili, le più dannose per l’organismo umano, e le emissioni diffuse che sfuggono a qualsiasi controllo». Presente anche Maurizio Bolognetti, esponente lucano dei Radicali Italiani: «Sono venuto per esprimere la mia solidarietà alla cittadinanza ionica. Sono sicuro che se ci fosse stata un’informazione maggiore sull’inquinamento che colpisce questa città, oggi ci sarebbe stata molta più gente proveniente dal resto d’Italia. Quello di Taranto è un caso che merita attenzione a livello internazionale. Invito tutti a non abbassare la guardia».

Alessandra Congedo

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