Nella cifra totale, non va inoltre dimenticata la presenza del finanziamento della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di circa 90 milioni. Come è bene ricordare che la “Nuova Taranto”, che sorgerà sulla ceneri degli impianti oramai vetusti del cementificio vicino dell’Ilva, sarà dotata anche di in un co-inceneritore, dove verrà smaltito parte del combustibile da rifiuti (Cdr, meglio conosciuto sotto il nome di “eco balle”) prodotto nel territorio della Regione Puglia, che andrà ad incrementare con nuovi inquinanti (come ad es. polveri sottili, CO2, etc.) le emissioni dell’azienda. “Nuova Taranto” che ottenne lo scorso 13 settembre Valutazione d’Impatto Ambientale con la Determina Dirigenziale n° 105 del 13.09.2011 della Provincia di Taranto 9° Settore Ecologia e Ambiente. VIA che ha acconsentito anche alla creazione di una variante urbanistica di comodo (ovviamente per la Cementir, non per Taranto) che, come abbiamo sottolineato decine di volte, impedirà di fatto la possibilità di sviluppare tutta una serie di progetti riguardanti lo sviluppo del Porto, la retroportualità, la logistica, i collegamenti intermodali (marittimi, ferroviari, autostradali, aeroportuali), di agricoltura e turismo, che geograficamente dovrebbe avere il suo snodo cruciale proprio nell’area occupata dalla vecchia Cementir e da quella che verrà. Sarà dunque divertente andare a vedere che fine faranno i 35 milioni di euro che proprio il mese scorso il CIPE ha stanziato per il Porto di Taranto e la realizzazione del Distripark piattaforma logistica avanzata allocata a monte dei terminal portuali e integrata con un sistema di trasporto intermodale, che costituisce un elemento chiave per creare intorno a un porto un indotto che generi occupazione e sviluppo.
Detto ciò, ritorniamo sull’argomento Cementir (sul quale è calato il silenzio dopo la tragicomica seduta della Commissione Ambiente del Comune di Taranto dello scorso 30 settembre), perché sul sito di “Altreconomia” è comparsa la “Relazione istruttoria” del 28 luglio 2010 a firma di Giuseppe Scarola, valutatore di Puglia Sviluppo spa (la ex Sviluppo Italia Puglia spa), società controllata dalla Regione Puglia cui la stessa ha affidato il compito di organismo intermediario per l’attuazione, tra gli altri, del regime di aiuti denominato “Aiuti ai programmi d’investimento promossi da Grandi Imprese da concedere attraverso Contratti di Programma Regionali”. Valutazione partita nel lontano 2009, che ottenne la deliberazione “di ammissibilità della proposta alla fase di presentazione del progetto definitivo”, con la delibera n. 1843 del 6 agosto 2010 della Giunta regionale pugliese, e firmata dal presidente della Giunta, Nichi Vendola.
Ma la cosa che del clamoroso, se non del patetico, è quanto riportato nel paragrafo relativo al “Criterio di selezione 5, analisi delle ricadute occupazionali”, la cui valutazione si chiude con esito positivo: “Relativamente al nuovo stabilimento di Taranto l’azienda ritiene di poter mantenere ed eventualmente incrementare l’indotto relativo ai servizi di trasporto. Relativamente all’impatto occupazione diretto dell’iniziativa proposta, […] l’azienda ha indicato, a correzione di quanto inizialmente affermato alla data di presentazione della domanda, un incremento nell’anno a regime pari a 5,2 ULA”, unità lavorative annuali, cioè il numero di dipendenti occupati mediamente a tempo pieno durante un anno. Scendendo nel pratico, significa che la Cementir, che tra l’ottobre del 2008 e il settembre del 2009 ha occupato in media a Taranto 122,8 persone, darà lavoro a 128 nel 2013, quando il nuovo impianto dovrebbe entrare a regime, come dichiarò lo stesso Caltagirone nello scorso aprile (“Taranto per Cementir rimane sicuramente il programma principale di investimento nel cemento per il prossimo biennio e a oggi non ci sono particolari ritardi. La messa in esercizio dell’impianto nuovo rimane stimata per la prima metà del 2013”.
Che dire, dunque: siamo di fronte ad un “magnifico progetto”, per un’impresa che ha una capacità installata di 4,1 milioni di tonnellate di cemento in quattro impianti, tra Piemonte, Umbria, Campania e Puglia, che porterà a Taranto ben cinque posti di lavoro in più. E pensare che negli ultimi mesi sindacati confederali, Confindustria, Comune e Provincia di Taranto, hanno spacciato tale investimento come qualcosa di fondamentale per il futuro economico della nostra città. Hanno paventato posti di lavoro in più (a settembre i dirigenti della Cementir parlarono di 20 unità lavorative in più, n.d.r), sviluppo economico ed altre amenità simili. Invece, come sempre, la verità è da tutt’altra parte. La Cementir con il nuovo stabilimento manterrà inalterato il livello di produzione annua (stimato in 600.000 tonnellate), con l’auspicio di toccare quota 1.250.000 tonnellate prodotte quando la crisi economica mondiale terminerà. Inoltre brucerà Cdr grazie al nuovo modernissimo inceneritore che per l’ing. Mauro Ranalli della Cementir “sarà un’opportunità in più per il territorio”.
In cambio la città di Taranto avrà tra le 5 e le 20 unità lavorative in più, un cementificio ed un inceneritore nuovi di zecca, la piantumazione di un centinaio di alberi nella zona industriale (perché in città ne abbiamo sin troppi) e il rifacimento della pista di atletica del centro sportivo Campo Scuola nel quartiere Salinella di Taranto. Ultima chicca: la Regione Puglia (ma i consiglieri tarantini sapevano di questi fondi? Se sì perché non parlano e informano la popolazione che li ha eletti per rappresentarli?) ha dichiarato che i fondi verranno erogati solo dopo il collaudo dell’impianto, e dopo aver verificato che l’investimento si è realizzato secondo quanto progettato. E’ dunque possibile e credibile che tra Comune di Taranto (con relativa Commissione Ambiente), Provincia, Regione Puglia, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, nessuno sapesse? Noi conosciamo già la risposta.
Gianmario Leone (7 gennaio 2012)
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