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L’emergenza cozze e il passo lento di chi dovrebbe dare risposte

TARANTO – Le emergenze sanitarie e ambientali richiedono decisioni tempestive e interventi rapidi. La storia del primo seno di Mar Piccolo, però, ci dimostra (ancora una volta) quanto le risposte delle istituzioni siano lente e poco visibili.

Per rendersene conto basta prendere in considerazione una lettera del dottor Marco Lupo, direttore generale  per la tutela del territorio e delle risorse idriche  del Ministero dell’Ambiente, inviata a primi di ottobre agli enti competenti e all’origine di una convocazione urgente del tavolo sull’emergenza cozze, lo scorso 14 ottobre, a Palazzo di Città.

Innanzitutto va detto che già dal 12 maggio 2010, l’Istituto Superiore di Sanità aveva segnalato la possibilità di un rischio sanitario per il consumo dei prodotti ittici. Lo scottante argomento era stato trattato nell’ambito della Conferenza dei Servizi per il Sin (com’è noto anche Taranto è un sito contaminato di interesse nazionale), in due date: il 13 dicembre 2010 e 24 febbraio 2011.

Dopo aver recepito questo allarme, la Direzione del Ministero dell’Ambiente aveva richiesto agli enti competenti – con due note datate 14 dicembre 2010 e del 12 settembre 2011 – un parere tecnico-scientifico  definitivo sulla necessità di adozione di provvedimenti urgenti relativamente al consumo dei prodotti ittici.

L’Ispra ha fornito il suo parere con nota del 4 ottobre 2011. I contenuti del documento sono stati già sviscerati nei giorni scorsi da Inchiostro Verde (https://www.inchiostroverde.it/news/mar-piccolo-il-ministero-dell%e2%80%99ambiente-lancia-l%e2%80%99allarme-e-chiede-interventi-urgenti-per-salvare-il-primo-seno.html). L’Ispra rileva un quadro ambientale con notevoli elementi di criticità, evidenzia la necessità di adottare misure volte a ridurre la presenza di contaminanti nell’area e quindi il potenziale bio-accumulo.

Inoltre, ritiene necessario mettere in atto interventi mirati ad un maggiore controllo delle fonti di contaminazione primaria (scarichi, foci, attività cantieristiche, traffico navale, ecc.), interventi di messa in sicurezza e bonifica mediante rimozione dei sedimenti contaminati, nonché misure di limitazione d’uso dell’area e di protezione delle aree sensibili.

Il Ministero, facendo proprio il parere dell’Ispra, richiede a tutti i soggetti interessati di porre in essere, senza indugio, gli interventi necessari. Ricapitolando: questa richiesta arriva ai primi di ottobre del 2011. L’allarme riguardante il potenziale rischio sanitario era stato prospettato dall’Istituto Superiore di Sanità nel maggio del 2010, oltre un anno prima. Intanto a Taranto è accaduto di tutto, compresa l’emissione della famosa ordinanza del 22 luglio 2011, con la quale la Asl ha vietato il prelievo e la vendita delle cozze del primo seno di Mar Piccolo (contaminate da Pcb).

Come se ciò non bastasse, dal documento del Ministero dell’Ambiente risalente ai primi di ottobre, affiora un altro motivo di inquietudine: la Direzione Generale sollecita Iss, Arpa Puglia e Asl  a dare riscontro alle richieste di parere formulate nel dicembre del 2010 e nel settembre del 2011, in merito agli aspetti di tutela sanitaria.  

Perché a distanza di tanto tempo, tali pareri non erano stati ancora forniti? La preoccupazione del Ministero è chiara quando dice esplicitamente: “Attesa la rilevanza della questione, si rimane in attesa di urgenti assicurazioni al riguardo”. E intanto il tempo passa e la mitilicoltura tarantina continua a vivere una sconcertante e immeritata agonia.

Alessandra Congedo

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