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Trivellazioni nel Golfo di Taranto, Realacci (Pd) denuncia nuovo colpo di mano del Governo

Un comma a favore delle trivellazioni petrolifere nella Baia storica del Golfo di Taranto inserito tra le pieghe del decreto legislativo di attuazione della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, normativa tra l’altro disattesa dall’Italia e per la quale il nostro paese è finito nel mirino dell’Unione europea. A denunciare l’ennesimo colpo di mano dell’esecutivo è Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, che sulla questione ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente.

«Il lupo perde il pelo ma non il vizio – attacca in un comunicato stampa – ancora una volta questo Governo mette in atto la vergognosa pratica di inserire in un provvedimento di tutt’altra natura una norma che per favorire interessi particolari danneggia l’ambiente e la collettività». In base a quanto asserito da Realacci, la norma “riduce i vincoli del divieto alle attività di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare per il golfo di Taranto riducendo il limite da 12 a 5 miglia dalla costa”. Da qui la richiesta, rivolta al ministro dell’Ambiente, “di correggere questa vergogna che ha il solo scopo di favorire gli interessi delle compagnie petrolifere”.

Intanto, da Legambiente arriva l’ennesimo allarme sul proliferare in Consiglio dei ministri e in Parlamento dei provvedimenti a favore delle trivellazioni per estrarre petrolio dai mari italiani. Non c’è solo “il comma che rivede l’estensione dei vincoli nel Golfo di Taranto, infilato di soppiatto nel testo (arrivato il 7 luglio, ndr) che recepisce la direttiva europea contro i reati ambientali e in fase di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”, ma anche “il testo unico delle disposizioni per le attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi attualmente in discussione”.

«La ricerca forsennata per individuare petrolio in tutta Italia – avverte Legambiente – potrebbe portare a estrarre circa 187 milioni di tonnellate al massimo, una quantità che, ai consumi attuali, sarebbe sufficiente a garantire autonomia energetica al nostro paese per appena 30 mesi, secondo le stime dello stesso ministero dello Sviluppo economico. Nel frattempo, però, avremmo messo a rischio le aree marine più pregiate del nostro territorio».

Legambiente sottolinea in particolare il proprio dissenso verso il disegno di legge che prevede la ‘Delega al governo per l’adozione del testo unico delle disposizioni in materia di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi’: «Un provvedimento che esclude qualsiasi motivazione di carattere ambientale, giustamente bocciato all’unanimità dalla Commissione Ambiente del Senato nei primi giorni di luglio».

Per l’associazione, “non è condivisibile, infatti, la strada della delega al governo per l’adozione di un testo unico finalizzato, tra l’altro, alla semplificazione dei procedimenti autorizzativi di competenza statale e alla definizione di poteri sostitutivi per i progetti strategici. Il testo, inoltre, lascia invariate le royalties a vantaggio delle compagnie petrolifere e istituisce un’ennesima Agenzia dedicata alle risorse minerarie ed energetiche e per la sicurezza delle attività estrattive a cui dovrebbero essere trasferite le competenze e le risorse umane e strumentali degli uffici periferici della Direzione generale del ministero dello Sviluppo economico”.

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