Erano pochi o tanti? Per chi è abituato a vedere i corridoi del Tribunale deserti in occasione di udienze simili la presenza di questo folto gruppo di persone va intesa come un segnale di vivacità della comunità ionica. Qualcun altro, invece, fa notare che un evento così importante avrebbe meritato ben altra considerazione da parte della città. Ma ciò che prevaleva tra i partecipanti era la speranza di un nuovo corso verso il riconoscimento delle responsabilità sul fronte inquinamento, in grado di superare certi inconvenienti del passato.
«Oggi la città sta ancora pagando le scelte fatte dal presidente della Provincia Florido e dall’allora sindaco Di Bello, che nel precedente processo, arrivato in Cassazione, ritirarono la costituzione di parte civile – ha sottolineato Cosimo Semeraro, per anni presidente dell’associazione 12 Giugno – in quell’occasione tutto il lavoro svolto dal procuratore Sebastio andò sprecato. Adesso confidiamo in questo nuovo processo affinché i cittadini e gli operai possano finalmente avere un po’ di giustizia». Fiducia nel lavoro della Procura è stata espressa dall’ing. Biagio De Marzo, esponente di Altamarea: «Non conosciamo direttamente i periti incaricati dell’indagine epidemiologica, ma possiamo dire che finalmente qualcosa si muove».
Rosella Balestra ha spiegato così la presenza del Comitato Donne per Taranto: «Ci sono almeno due motivi per essere qui questa mattina: chiedere che venga fatta giustizia ed esprimere piena solidarietà alle parti lese in questo procedimento penale. Inoltre, vogliamo spingere il Ministero dell’Ambiente, la Regione e il Comune a costituirsi parte civile nel momento in cui lo potranno fare». Soddisfazione viene espressa dalla Balestra in merito alla decisione del Gip di svolgere un’indagine epidemiologica: «Da mesi ci battiamo in questa direzione e ora vogliamo far sentire il nostro sostegno alla dottoressa Todisco».
Di passaggio positivo ha parlato anche Rosa D’Amato, coordinatrice di Taranto Lider: «Sembra che l’inchiesta abbia preso una piega giusta che potrebbe portare finalmente all’accertamento della sorgente inquinante. In questo modo si passerebbe dalla determinazione dei danni ambientali a quelli economici e a quelli relativi alla salute. Fa piacere, poi, che diverse persone abbiano accolto l’appello lanciato tramite i social network. E’ importante che gli indagati sentano il fiato sul collo della cittadinanza e che la Procura si senta supportata».
Tra i pochi politici presenti il consigliere regionale Alfredo Cervellera e il responsabile “Ambiente” del Sel ionico Marcello Caracciolo, il quale si è soffermato su un paradosso: «A causa della diossina, vige tuttora un divieto di pascolo, intorno all’area industriale, per un raggio di 20 km. In questo stesso spazio vivono migliaia di cittadini che continuano ad essere esposti a sostanze nocive e a rischiare seriamente la loro salute. A questo bisognerebbe dire basta arrivando alla chiusura dell’area a caldo del siderurgico».
Alessandra Congedo
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