Proprio sull’opzione nucleare, ritenuta ancora non sufficientemente sicura, si è soffermato il prof. Venosi: «E’ una scelta incompatibile con un’economia di mercato moderna. Con la realizzazione di quattro reattori si coprirebbe solo il 2,25% del bilancio energetico nazionale – ha spiegato l’esperto – se raffrontiamo i costi con i benefici, ci troviamo di fronte ad una follia non riconducibile a logiche di interesse nazionale». Intanto, la partita sul quesito referendario è ancora aperta. Dopo l’approvazione del decreto omnibus contenente la moratoria sul nucleare, si attende il verdetto della Cassazione, previsto per la settimana prossima, probabilmente mercoledì. In quella data, infatti, si riunirà l’ufficio elettorale della Suprema Corte che dovrà decidere se il testo uscito dal Parlamento supera o meno il quesito referendario. «E’ evidente che questa consultazione referendaria ha subito fortissime lacerazioni – ha aggiunto il prof. Venosi – abbiamo assistito ad una “edulcorazione”, per non dire scippo, dell’art. 75 della Costituzione, quello che riconosce ai cittadini il diritto di pronunciarsi direttamente su questioni che attengono l’interesse nazionale. E quello dell’energia è un tema centrale, prioritario rispetto a qualsiasi altro problema».
Con l’intervento della dott.ssa Amato, esperta di energie rinnovabili ed efficienze energetiche, si è parlato delle strategie elaborate a livello internazionale: «La scarsità delle fonti fossili (petrolio, carbone, gas naturale) e la necessità di salvaguardare l’ambiente dalle emissioni inquinanti hanno spinto i Paesi della Comunità Europea a sottoscrivere nel marzo del 2007 un documento che si pone gli obiettivi da raggiungere entro il 2020: ridurre del 20% la CO2, aumentare del 20% l’efficienza energetica, incrementare del 20% la quota di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile». Il cammino, però, risulta ancora in salita: «Siamo sulla buona strada per la riduzione delle emissioni di CO2 e sull’incremento delle fonti rinnovabili – ha spiegato l’esperta – ma nell’ambito del consumo energetico siamo ancora molto indietro. Su questo punto la Comunità Europea intende raddoppiare gli sforzi chiedendo ai Governi nazionali interventi mirati».
Sul fronte CO2, nel 2008, è stato elaborato il Patto con i Sindaci. L’iniziativa parte da una realtà oggettiva: gli enti locali sono responsabili del 50% delle emissioni di gas serra. Gli enti virtuosi che si impegneranno nel raggiungimento dei traguardi comunitari potranno usufruire di opportunità finanziarie a sostegno dell’efficienza energetica locale. Tra i Comuni che hanno aderito al Patto figura anche quello di Taranto, alle prese in questi mesi con una decisione delicata: esprimere un parere sulla nuova centrale elettrica da 240 Mw progettata da Enipower, che dovrebbe comportare un aumento delle emissioni di CO2 da 560.000 tonnellate annue a 970.000.
Alessandra Congedo
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