Il momento più importante si è registrato con la consegna alle istituzioni dei plichi contenenti le firme, tutti legati da nastri rossoblù. Per la Regione era presente il consigliere Alfredo Cervellera, per la Provincia l’assessore alle politiche sociali Franco Gentile. Le poltrone riservate al Comune e alla Procura della Repubblica sono rimaste vuote fino alla fine della conferenza.
«La ricerca della verità è il primo passo per chiedere giustizia – ha dichiarato Rosella Balestra, portavoce di un comitato composto anche da giovani mamme – il successo di questa petizione è il segnale di una città che vuole risorgere. Ora chiediamo alle istituzioni di assumere tutto il carico di queste firme e di agire con i fatti andando oltre le parole».
Sono tre le richieste avanzate dal comitato Donne per Taranto: un’indagine epidemiologica su tutte le malattie da fare subito; un’indagine sulla mortalità per tutte le cause da concentrare nel quartiere Tamburi seguendo l’esempio del quartiere genovese di Cornigliano (anch’esso colpito dall’inquinamento di un’acciaieria), da compiere entro giugno; ed infine, la diffusione dei dati del registro Ispsel degli esposti agli agenti cancerogeni, con l’obiettivo di tutelare la salute dei lavoratori.
«Il lavoro encomiabile che sta svolgendo la Asl per il registro tumori non basta – ha aggiunto la Balestra – a Taranto non si muore solo di cancro. Le patologie legate all’inquinamento sono tantissime. Per questo servono indagini molto più approfondite». Donne per Taranto ha deciso di costituire un comitato tecnico-scientifico presieduto dal dottor Gennaro Valerio, oncologo genovese che ha curato questo tipo di indagini proprio nel quartiere di Cornigliano. Lo stesso esperto, contattato tramite Skype, ha spiegato il percorso seguito nella sua città per dimostrare il nesso tra le fonti inquinanti e l’eccesso di mortalità. Com’è noto, nella città ligure si è arrivati alla chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria. «
Nel momento in cui dimostreremo che nel quartiere Tamburi si muore di più rispetto ad altre realtà chiederemo la chiusura degli impianti inquinanti – ha aggiunto la Balestra, affiancata da Paola D’Andria e Virginia Airò – non si può pensare di risolvere il problema con la riduzione delle emissioni. Non tolleriamo più che queste industrie continuino ad ucciderci».
Alessandra Congedo
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